Ciao carissimi.
Stanotte, mentre spegnevo il pc alle venerabili ore 2:10 (dopo una fulminante seduta preparatoria ad un cartellone di laurea) mi vedo in anteprimissima mondiale l'aggiornamento su Corriere.it: E' morto Steve Jobs.
Non sono una tecnofan. Pensavo che non sarei mai nemmeno diventata una di quelli che tengono un blog. Figuriamoci se posseggo un ritrovato con la mela smangiucchiata sopra. Io, crociata anti-touch screen (sono sempre bisunti, e poi schiacci una cosa e puntualmente te ne partono altre quattro...nessuna delle quali è quella che ti interessava); io che non capirò mai come possa una persona investire 700 euro in un telefono delle cui milleduecento funzioni ce ne sono di veramente utili meno di dieci, soprattutto se dopo due mesi quel telefono va rivenduto per comprarsi la versione aggiornata. Mah. Fosse per me, quanto a tecnologia forse saremmo ancora fermi alle punte di selce. Massimo massimo alla ruota.
Da iGnorant dell'high-tech non è che sapessi vita, morte e miracoli di SJ. Ma avevo ben chiaro che quell'uomo era un genio, e che la capacità peculiare del suo genio era di guardare al futuro e renderlo tangibile, appetibile e acquistabile. Ha reso l'alta tecnologia parte delle nostre vite - da un punto di vista del marketing, si è inventato di sana pianta una nuova esigenza. Esigenza con la quale, piaccia o non piaccia, ci troviamo a dover fare i conti.
Insomma: non capivo quello che produceva, ma lo stimavo per come lo faceva.
Oggi ho sentito (ammetto: per la prima volta) il suo discorso agli studenti di Standford, freschi di laurea.
Anno 2005. Quella volta la crisi ci sembrava al culmine. Ignoravamo che il peggio dovesse ancora venire.
Noi VTC pensavamo al 2011 come ad un anno in cui saremmo stati prossimi alla laurea, magari già inseriti nel mondo del lavoro, con molte meno preoccupazioni di quando ci eravamo immatricolati.
E Jobs probabilmente pensava al 2011 come ad un anno che forse non avrebbe manco visto.
Ora, so che verrò tacciata di stucchevole banalità, ma penso che ogni VTC del pianeta dovrebbe sentirsi questo discorso. (E non solo i VTC).
Steve Jobs parla di come la formazione universitaria serva, ma non sia tutto. E molti oggi ancora si chiedono: perchè la mia laurea non serve a nulla? Ciò che fa la differenza non è un pezzo di carta.
Jobs dimostra come nozioni che apparentemente non hanno un'utilità pratica possano darti spunti impensabili, se le sai rigirare per il verso giusto. - Quindi, letterati, sentitevi autorizzati a mandare a cagare il prossimo ingegnere che vi guarda con sufficienza.
SJ invita a imparare a guardare alle cose da più angolazioni, e di non temere di provare a risolverli per strade nuove. Ad agire quando gli altri ancora pensano. E quando gli altri iniziano a pensare come te, comincia a cambiare di nuovo. C'è del filosofico in tutto ciò.
Jobs sottolinea come sia importante osare e perseverare in ciò che si osa. Molti di noi si rassegnano a posti da commessa o da magazziniere prima ancora di mettersi in gioco.
Con la sua esperienza personale, mostra come un fallimento sia in realtà una grandissima occasione per reinventarsi. E questo servirebbe ricordarlo al mondo intero, vista la nostra situazione economico-politico-socio-ambientale. Da un po' di tempo credo che la crisi che stiamo vivendo possa essere anche una fantastica chance per radere al suolo quello che non va e inventare un mondo nuovo, con un'economia più giusta, una politica più consapevole, un maggiore rispetto per l'ambiente. Sarò un'utopista, ma mi va bene esserlo. Meglio utopisti che rassegnati.
Infine, Steve Jobs ha lasciato un messaggio fritto e rifritto, ma fondamentale: credere ai propri sogni, e crederci non solo passivamente. Scontato? Forse. Vi sembra facile credere ai propri sogni oggi?
Crederci è dura, ma almeno è gratis. Realizzare i sogni, purtroppo spesso gratis non è. Personalmente, solo per avere un'opportunità nell'ambito che sogno dovrei investire almeno 15.000 euro in un master. Beh, sapete che vi dico?
Che ho pianto mezz'ora quandi l'ho scoperto.
Dopo di che, mi sono lavata la faccia e sono tornata a farmi il culo sui libri.
Chi mi dice che non posso guadagnarli, quei soldi? Che la strada non sia sbarrata, ma solo più lunga? Che non mi si aprano in futuro finestre su altri settori, che magari ignoravo, e che scopro piacermi molto di più?
Sicuramente, piangendo e lamentandomi di quanto di merda vanno le cose non mi compariranno mai in tasca nemmeno venti centesimi, nè tantomeno il lavoro dei miei sogni.
Per cui, non ho potuto non sentirmi un pelino chiamata in causa dal motto del vecchio Steve: Stay hungry, stay foolish.
Spero solo di restare affamata e folle il più a lungo possibile.
BvonS
Avere un obiettivo e portarlo avanti credo che sia la cosa più importante, SJ ha avuto molta fortuna (in primis ad incontrare Wozniak che ha realizzato in pratica il primo pc) poi ha corso dei rischi (blue box oggetti illegali per fare le chiamate interurbane, un po' come se oggi vendesse dei decoder pirata per sky) ed è stato visionario nella sua visione "il pc in ogni casa" quando il pc era uno strumento industriale e non era studiato per essere un "elettrodomestico".
RispondiEliminaSe hai tempo e voglia guardati "La storia siamo noi - Adriano Olivetti" ---> http://youtu.be/MAXLrNT_xK0 può dare tanti spunti almeno quanto il discorso tenuto da Jobs a Standford. Inoltre stiamo parlando di un grande e altrettanto visionario imprenditore italiano purtroppo dimenticato (o che hanno cercato di far dimenticare i dinosauri che al momento siedono in Parlamento).
Mi è piaciuta la tua visione della crisi come occasione come sfida, bisogna solo avere il coraggio di raccogliergla e di cercare di giocare bene le proprie carte.
Grazie mille per il tuo commento! E' bello vedere che qualcuno mi caga (e ha balle di leggersi i miei papiri :) )...
RispondiEliminaGrazie anche per avermi segnalato il video, appena avrò tempo lo vedrò...adoro La Storia Siamo Noi, uno dei pochi programmi che ancora mi fanno pensare che la tv forse non è una delle invenzioni più becere della storia dell'uomo - almeno, per come la stiamo usando...
ed è sempre bello vedere che qualcuno si ricorda dei nostri geni, ne abbiamo avuti tanti e spesso ce ne dimentichiamo. Che tristess, siamo talmente impegnati a parlare di quello che va male che abbiamo perso la memoria di quello che è andato bene...
un abbraccio