Ciao cari.
Avevo promesso more infos sul VTC pensiero, ma il Corriere.it di oggi mi offre troppi succosissimi spunti per tenere a freno la mia lungherrima lingua.
L'argomento del giorno è una delle mie berlusconine preferite: Sabina Began. Che cos'abbia fatto esattamente questa ragazza nella sua carriera di attrice non è molto chiaro. In realtà, non è molto chiaro nemmeno che cosa faccia in generale. A dirla tutta, forse non è chiaro neanche se ci fa o ci è.
Non saprei dire se Sabina Began accusi un principio di Alzheimer o faccia uso massiccio di sostanze stupefacenti. Fatto sta che le sue uscite, sempre collocabili da qualche parte tra il new age e la semplice demenza, paiono non avere la benchè minima consequenzialità logica. Vediamole con una parvenza di ordine.
1) Vanity Fair, ai tempi di Noemi e della d'Addario. Sabina Began si bulla di avere le stesse iniziali di Silvio B., sfoggia con orgoglio il tatuaggio a lui tributato sul piede destro, dice di adorare il premier, e racconta di come a Palazzo Grazioli si facciano solo delle allegre briscolette, innaffiate con camomilla e Apicella live. Brutti cattivoni noi a pensar male.
2) Giornali vari ed eventuali, qualche mese dopo. Dalle intercettazioni emergono due magiche paroline: "Bunga-bunga". Varie le ipotesi su cosa diavolo sia cotanta cosa, elucubrazioni che viaggiano sulle ali della fantasia da fantasmagoriche discoteche stile tenda di Gheddafi a torbide pratiche sessuali centroafricane. Finchè miss Began non ci restituisce il sonno perduto svelando l'arcano: "Bunga bunga è il mio soprannome, ho una faccia da scimmia".
Una cosa è certa: nemmeno Giulietta sarebbe arrivata a darsi del babbuino per Romeo.
In questo periodo si hanno anche le prime ammissioni sul fatto che briscolette e camomille di tanto in tanto erano anche pokerini e montenegri.
3) Giornali vari/Radio varie, un paio di settimane fa. Sabina Began avvistata con un altro favoloso esempio di coerenza, mr. Italo Bocchino, mentre si sollazzano su una spiaggia soli soletti. Con tanto di auto blu.
Sulle prime, la Sabi sosterrà di aver voluto riconciliare con tecniche molto zen e tanti discorsi sulle energie positive il buon Italo e Santo Silvio B., che è pur sempre lento all'ira e ricco di grazia. Tutto ciò di sua premurosa iniziativa.
"Bocchino ha una cosa grande e bella - dice Began al Corriere-....l'umanità. (Hey, what did you expect?.)"
4) Qualche giorno dopo. Bocchino sostiene di essere stato approcciato da un'arrapatissima Began, prontamente sguinzagliata da Silvio B. in persona. Began che sarebbe, dice l'uomo con un cognome che è tutto un programma, "simpatica ma un po' svitata".
5) L'indomani. Sabina Began dice che è stato quello zozzone di Bocchino a volere disperatamente il suo numero e ad averla invitata in vacanza. Lei, dal canto suo, avrebbe accettato per pura carità cristiana.
Per una volta, vista la marpionissima controparte, le affermazioni della Sabi paiono perfino credibili.
6)Mentre tutto ciò accade. La Began, emersa come una delle principali organizzatrici dei pokerini e montenegri, inizia a confessare timidamente che magari ogni tanto ci scappava pure una bestia a soldi, o uno strip-pokerino con bottarella. Però niente di illegale, sia chiaro. Dopotutto che male c'è a far divertire un povero amico che lavora tanto ed è sempre tanto stressato?
(CI chiediamo: ma perchè allora la Sabi non organizza anche una bella grigliata per i suoi amici metalmeccanici?...)
7) 27/09/2011. Corriere.it/Vanity Fair. Sabina Began racconta i dettagli della sua bollente notte di sesso con Silvio B.
Le dichiarazioni in stile Liala della Began dividono gli italiani tra sbigottiti e raccapricciati.
8) 27/09/2011. Corriere.it che riporta intervista rilasciata da Sabina Began a Simona Ventura.
"SONO COMUNISTA".
("Ma non ditelo a Silvio" - molto acuto da parte della Sabi svelare un segreto del genere in un'intervista tv).
Quando si dice "a letto col nemico".
Direi che ogni commento è superfluo.
Quindi, caro Silvio B., ti do un consiglio spassionato. Fermala. Fermala perchè ogni volta che questa apre bocca è una picconata - ma che dico - una palla da demolizioni sulla tua già fatiscente reputazione. Ti vergognavi della Arcuri che dava i voti alle prestazioni dei suoi amanti? Io ti consiglio di iniziare a provare un minimo di imbarazzo anche per la tua fan numero uno.
Anche se puoi sempre consolarti col fatto che, comunque, alla tua prestazione ha dato un buon voto.
Silvio B., ascolta la Betty: lascia perdere il bavaglio per i blogger e pensa ad imbavagliare la Sabi, prima che riveli di essere pure interista.
Nati negli anni dei colori fluo, cresciuti negli anni del Tamagochi, diventati grandi negli anni del Bunga bunga.
martedì 27 settembre 2011
lunedì 26 settembre 2011
Chi sono i Ventenni ai Tempi della Crisi (VTC)
Dunque cari (sempre posto che io non sia una particella di sodio).
Come promesso, ecco un posticino introduttivo su chi o cosa siano i Ventenni ai Tempi della Crisi, che per praticità chiameremo VTC.
Attaccate pure la sigla di Superqark.
Il primo parametro per identificare un VTC è l'età, compresa fra i 20 e 30 anni.
Il secondo è l'aspetto un po' anonimo, più dimesso che griffato. Il VTC medio si caratterizza in particolare per infelici maglioni infeltriti nel maschio e doppie punte e cellulite nella femmina.
La terza, fondamentale carattieristica che permette di identificare la specie è la totale mancanza di prospettive future.
L'esemplare medio di VTC, infatti, studia (magari con profitto), si è appena laureato (magari con buoni voti), oppure ha qualche esperienza lavorativa/stage non retribuito/tirocinio dal sapore schiavista sul curriculum (magari con le lodi dei boss).
Ciononostante, il VTC è disoccupato. O porta inutilmente curriculum in giro a destra e a manca per sentirsi rispondere che ha troppe o troppo poche qualifiche per qualsivoglia lavoro. O ancora non fa che rendersi conto ogni giorno di più che l'unica via per accedere ad un lavoro non dico che gli piaccia o che rientri nelle sue competenze, dico anche solo per prendere mille euro al mese, è sposare un parente di Silvio B. o dare via il dèrriere - per altro notevolmente inflaccidito da inutili anni con le chiappe sulla sedia e il naso nei libri.
Il VTC, dunque è un individuo con in tasca qualifiche inutili, privo di possibilità di lavorare e incastrato in un una società più congelata di un iceberg.
Ma non è semplicemente un piccolo essere sfigato sulla faccia di questo crudele pianeta.
Magari lo fosse.
Lo sventurato è infatti spesso costretto da cause di forza maggiore a starsene a casa con mamma e papà a farsi mantenere, sviluppando un senso di depressione e inutilità, accompagnato sgradevoli visioni di sè come un fallito od un parassita.
Invece di tentare di risollevarlo dal baratro economico, professionale e umano nel quale il VTC si trova a sprofondare, la Società tende ad additarlo come un "Bamboccione", la Politica gli ricorda che è l'Italia peggiore, il Mondo del Lavoro lo addita con scherno.
Ciò contribuisce a far sì che il VTC, fantozziano lebbroso del XXI secolo, sviluppi un sentimento di sincero e incondizionato disgusto per la classe politica, con picchi di prurito alle mani verso le persone di Silvio B., Mons. Tve, Il Nano Malefico, e quella poveretta con gli occhialetti rossi che chiameremo affettuosamente La Mari.
Lunghissima è tuttavia la lista degli individui stanziati a Montecitorio (o a Panama) i cui dentisti, ortopedici e chirughi plastici il VTC vorrebbe generosamente finanziare.
Il predetto sentimento di disgusto talvolta sfocia in dimostrazioni di presa di coscienza dello sfascio in cui versa il nostro povero Belpaese, che rendono il VTC ancora più sgradito agli occhi della Politica e della Società, e che nel peggiore dei casi gettano su di esso sospetti di comunismo.
In realtà, il VTC non ha nè una definita identità politica, nè appartiene a una definita fascia di reddito (anche se, per cause su cui un team congiunto di ricercatori Oral B* e fighissime creatrici di Lines E' in tutina bianca sta ancora lavorando,non è mai figlio di miliardari), nè viene da una precisa regione d'Italia (pensavate voi di cavarvela dicendo che tanto certe cose le fanno solo i teruns!), ed ha indifferentemente nel taccuino la tessera dell'Azione Cattolica o dell'Arcigay.
I VTC sono accomunati soprattutto da una frustrazione cosmica dal retrogusto leopardiano, dalla rinuncia ad ogni investimento emotivo sulla propria carriera, e dalla consapevolezza che dovranno spiegare ai loro figli cos'era una pensione - posto che quei figli riescano a mantenerli.
Tuttavia, i VTC hanno come ogni specie le loro strategie di sopravvivenza.
Una di queste è l'ironia. Ironia che dirompe in tutta la sua pungente impertinenza, soprattutto su un importantissimo elemento nel kit del prontosoccorso del VTC: internet.
Chi pensiate che sia il "popolo di Internet"? Ok, oltre agli utenti dei siti porno e a quelli che sono su Facebook quando dovrebbero essere al lavoro...
Da un punto di vista meno morale e più pratico, invece, il VTC medio cerca di far fronte al caro benzina con lavoretti senza fini di lucro come le ripetizioni di latino, il servizio ai tavoli nel weekend, il pony express per le pizzerie, o il baby/dog sitteraggio. Il VTC spera che non dovrà farlo per tutta la vita, ma nel dubbio sa che dovrà trovare fonti di realizzazione personale altre dalla carriera e dal mettere al mondo dieci figli, come l'arpa celtica o il decoupage.
Ma non pensiate che il VTC abbia per la testa solo la politica e il punto croce...more infos sul VTC pensiero nel prossimo post.
Baci baci
B.vonS.
*Si ringrazia: Nonciclopedia.
Come promesso, ecco un posticino introduttivo su chi o cosa siano i Ventenni ai Tempi della Crisi, che per praticità chiameremo VTC.
Attaccate pure la sigla di Superqark.
Il primo parametro per identificare un VTC è l'età, compresa fra i 20 e 30 anni.
Il secondo è l'aspetto un po' anonimo, più dimesso che griffato. Il VTC medio si caratterizza in particolare per infelici maglioni infeltriti nel maschio e doppie punte e cellulite nella femmina.
La terza, fondamentale carattieristica che permette di identificare la specie è la totale mancanza di prospettive future.
L'esemplare medio di VTC, infatti, studia (magari con profitto), si è appena laureato (magari con buoni voti), oppure ha qualche esperienza lavorativa/stage non retribuito/tirocinio dal sapore schiavista sul curriculum (magari con le lodi dei boss).
Ciononostante, il VTC è disoccupato. O porta inutilmente curriculum in giro a destra e a manca per sentirsi rispondere che ha troppe o troppo poche qualifiche per qualsivoglia lavoro. O ancora non fa che rendersi conto ogni giorno di più che l'unica via per accedere ad un lavoro non dico che gli piaccia o che rientri nelle sue competenze, dico anche solo per prendere mille euro al mese, è sposare un parente di Silvio B. o dare via il dèrriere - per altro notevolmente inflaccidito da inutili anni con le chiappe sulla sedia e il naso nei libri.
Il VTC, dunque è un individuo con in tasca qualifiche inutili, privo di possibilità di lavorare e incastrato in un una società più congelata di un iceberg.
Ma non è semplicemente un piccolo essere sfigato sulla faccia di questo crudele pianeta.
Magari lo fosse.
Lo sventurato è infatti spesso costretto da cause di forza maggiore a starsene a casa con mamma e papà a farsi mantenere, sviluppando un senso di depressione e inutilità, accompagnato sgradevoli visioni di sè come un fallito od un parassita.
Invece di tentare di risollevarlo dal baratro economico, professionale e umano nel quale il VTC si trova a sprofondare, la Società tende ad additarlo come un "Bamboccione", la Politica gli ricorda che è l'Italia peggiore, il Mondo del Lavoro lo addita con scherno.
Ciò contribuisce a far sì che il VTC, fantozziano lebbroso del XXI secolo, sviluppi un sentimento di sincero e incondizionato disgusto per la classe politica, con picchi di prurito alle mani verso le persone di Silvio B., Mons. Tve, Il Nano Malefico, e quella poveretta con gli occhialetti rossi che chiameremo affettuosamente La Mari.
Lunghissima è tuttavia la lista degli individui stanziati a Montecitorio (o a Panama) i cui dentisti, ortopedici e chirughi plastici il VTC vorrebbe generosamente finanziare.
Il predetto sentimento di disgusto talvolta sfocia in dimostrazioni di presa di coscienza dello sfascio in cui versa il nostro povero Belpaese, che rendono il VTC ancora più sgradito agli occhi della Politica e della Società, e che nel peggiore dei casi gettano su di esso sospetti di comunismo.
In realtà, il VTC non ha nè una definita identità politica, nè appartiene a una definita fascia di reddito (anche se, per cause su cui un team congiunto di ricercatori Oral B* e fighissime creatrici di Lines E' in tutina bianca sta ancora lavorando,non è mai figlio di miliardari), nè viene da una precisa regione d'Italia (pensavate voi di cavarvela dicendo che tanto certe cose le fanno solo i teruns!), ed ha indifferentemente nel taccuino la tessera dell'Azione Cattolica o dell'Arcigay.
I VTC sono accomunati soprattutto da una frustrazione cosmica dal retrogusto leopardiano, dalla rinuncia ad ogni investimento emotivo sulla propria carriera, e dalla consapevolezza che dovranno spiegare ai loro figli cos'era una pensione - posto che quei figli riescano a mantenerli.
Tuttavia, i VTC hanno come ogni specie le loro strategie di sopravvivenza.
Una di queste è l'ironia. Ironia che dirompe in tutta la sua pungente impertinenza, soprattutto su un importantissimo elemento nel kit del prontosoccorso del VTC: internet.
Chi pensiate che sia il "popolo di Internet"? Ok, oltre agli utenti dei siti porno e a quelli che sono su Facebook quando dovrebbero essere al lavoro...
Da un punto di vista meno morale e più pratico, invece, il VTC medio cerca di far fronte al caro benzina con lavoretti senza fini di lucro come le ripetizioni di latino, il servizio ai tavoli nel weekend, il pony express per le pizzerie, o il baby/dog sitteraggio. Il VTC spera che non dovrà farlo per tutta la vita, ma nel dubbio sa che dovrà trovare fonti di realizzazione personale altre dalla carriera e dal mettere al mondo dieci figli, come l'arpa celtica o il decoupage.
Ma non pensiate che il VTC abbia per la testa solo la politica e il punto croce...more infos sul VTC pensiero nel prossimo post.
Baci baci
B.vonS.
*Si ringrazia: Nonciclopedia.
venerdì 23 settembre 2011
Chi diavolo è B. Von S. e perchè diavolo tiene un blog?
Ciao cari lettori (posto che io non sia tipo la celebre particella di sodio in una celebre acqua minerale...).
Sono Bettonica Von Scandella, ma potete tranquillamente chiamarmi B.von S. Nella remota ipotesi che vi interessino le ragioni del mio bizzarro e mediamente brutto nickname, troverete tutto nelle mie informazioni personali. Come potete facilmente supporre, sono una Ventenne negli Anni della Crisi, una di quelli che sono nati negli anni dei colori fluo e che si ritorvano destinati a diventare adulti in anni squallidamente grigi. E' la generazione F(come"Fregàti", o "Fottuti" se preferite), la prima che non vedrà mai la pensione. Io ne faccio parte, combattiva e sfigata come tanti miei coetanei. E come tanti di loro mi sono aperta uno sfogatoio virtuale.
Prima di tutto, credo sia norma di buona educazione presentarmi.
Sono nata sul finire degli anni '80, e ho residenza in un paesino del profondo, profondissimo Nordest. Uno di quelli dove su tremila abitanti, duemilacinquecento votano lega. Gli altri cinquecento sono quasi sicuramente extracomunitari.
Dopo la maturità classica mi sono laureata in filosofia, e questo dovrebbe già dirla lunga sul mio conto. Sì, sono una di quelle anime belle che hanno sposato la causa suicida del "faccio quello che mi piace, dopo sarà quel che sarà". Ah, come eravamo carini cinque anni fa, noi matricole, che ci dicevamo con aria trasognata tra una lezione di teoretica e una di filosofia del linguaggio: "Oh, ma nel tempo in cui ci laureeremo cambieranno taaaante cose!". E le cose sono effettivamente cambiate. In peggio.
Al momento sto per finire (se Dio vuole) la magistrale in storia - quando si dice di bene in meglio.
Ho passato tutto lo scorso anno accademico in Erasmus in Germania, dove a furia di bere birra sgasata e di lavorare in un call center sono addirittura riuscita a imparare il tedesco. Già, perchè mi sono presentata in Westfalia senza spiccicare una parola di crucco: sommatelo al mio titolo di studio, e capirete come evidentemente sono votata al martirio.
Oltre che nerd e con un titolo di studio in una materia umanistica sono anche metallara. Insomma, sfiga all'ennesima potenza.
Ricordate, il metallaro medio che frequenta l'università nel 75% dei casi fa archeologia (dato valido anche in Germania). Il restante 25% si divide fra storia antica, filosofia e una sporadica cerchia di informatici. Questi ultimi, nel 95% dei casi sono accaniti giocatori di World of Warcraft.
La cosa buona è che non sembro metallara. Sono finiti gli anni in cui andavo a scuola con le maglie dei Maiden e le calze a rete bucate. Carnevale viene una volta l'anno, e non ho disperatamente bisogno di mettere al corrente tutte le persone che incontro dei miei gusti musicali. L'altra cosa buona è che mi definisco metallara soprattutto per il tenero ricordo della mia adolescenza. Amo la musica in tutte le sue forme: sono rocker dentro, ma guai a chi mi tocca Lady Gaga. O Rachmaninov.
Una delle note cattive è che gli anni in cui giravo con le maglie dei Maiden erano gli anni della caccia alle Bestie di Satana, e vi garantisco che i miei non apprezzavano.
Già. I miei vecchi genitori con cui sono tornata a vivere dopo quattro anni di pendolarismo settmanale per motivi di studio in una città nota con l'affettuoso soprannome di "pisciatoio d'Italia", e uno in una città tedesca che probabilmente è il pisciatoio d'Europa. Stiamo parlando di piogge, non di odori di fogna.
Ho anche degli animali domestici, due gatti, una gatta e una sorella che va ancora alle medie, ma se avrete pazienza e costanza di leggermi saprete di più su i miei e su tutti loro.
Ho pure un ragazzo di ormai lunga data, di professione batterista, che chiamerò semplicemente MM (=Mio Moroso).
Oltre alla mia raffinatissima cultura musicale, l'altra mia grande passione è scrivere, ed è per questo che ho iniziato a tenere un blog. Sì, proprio io che generalmente non riesco a tenere un diario manco per una settimana. Lo inizio, scrivo quattro pagine e poi lo abbandono perchè mi sento un romantico personaggio di un romanzo d'altri tempi, ruolo che non mi calza affatto. (Nota bene: amo scrivere perchè amo disperatamente i libri.)
Mi piace maledettamente scrivere, ne ho un bisogno tale che sento le dita che mi tremano almeno quattro volte al giorno. Quindi, un blog potrebbe funzionare come una piccola palestra, in cui i miei polpastrelli possono dare il meglio di sé azzuffandosi con quel piccolo sacchetto da puglie che è la tastiera (tedesca) del mio micro pc.
Bene, direi che ho detto anche troppo. Tutto questo "io", "io", "io"...che palle. Facciamo che i commenti a questo post, se mai ce ne saranno, saranno i commenti di presentazione dei lettori. Così ci sarà anche un po' di "tu" e di "voi", che vi pare?
Con l'augurio che questo blog appena inaugurato sia come un lunghissimo viaggio su uno zozzissimo treno regionale, dove tra sedili cragnosi e controllori sudaticci sbocciano memorabili conversazioni tra perfetti sconosciuti.
Baci baci
B.von S.
ps_Nella prossima puntata: chi sono i Ventenni ai Tempi della Crisi, cosa vogliono e perchè sono la fonte di ispirazione di questo blog.
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