lunedì 3 ottobre 2011

Processi/1. Perchè spero che assolvano Amanda.

Ciao cari.
Manca un'ora alla lettura della sentenza sul processo Kercher, sentenza che ormai se ne starà lì, bella e sfornata sul banco della giuria riunita a consiglio, in attesa delle ultime pratiche che ne decreteranno l'ufficialità.
Una svolta nelle perizie del dna fa sì che la sfida accusa-difesa, stavolta, sia un po' come un derby Milan-Inter, elemento che fa la gioia di quei giornalisti provenienti da mezzo mondo assiepati in un cospicuo capannello fuori dal tribunale di Perugia. E non parlo solo di gioia dello scoop: già mi vedo i reporter americani con le sportine piene di cioccolato e di olio al tartufo.

Ma bando alle ciance e alle delizie della cucina umbra. Io, Bettonica von Scandella, sto dalla parte di quelli che non sono del tutto convinti che la bella biondina americana sia una specie di Crudelia deMon. E ci sto pure da non pochissimo tempo.

Tutto è cominciato in tempi non sospetti, quando da brava curiosona bètonega me ne sono andata a vedere cos'avessero mai avuto da dire questi americani, per difendere una loro giovane connazionale colpevole in modo così lampante (pareva) da avere praticamente già la testa nella ghigliottina. Incredibile: una volta tanto, mi sono trovata a dover ammettere che le "clamorose" controindagini facevano come minimo venire un paio di dubbi.
Primo, erano corredate da filmati. Secondo, quei filmati rimandavano ad immagini talmente aderenti con la solita carloneria di noi italiani nel fare le cose, che la mia onestà intellettuale mi impediva di archiviare il tutto come "le solite balle".

Successivamente, ho iniziato a notare come Amanda Knox sia stata giudicata colpevole molto prima della prima udienza.
Il magistrato a dare la sentenza è stato, come al solito, l'Informazione.
Pensateci. Siamo davanti ad una bella ragazza americana, piuttosto spregiudicata, una che buca lo schermo fin dalle prime immagini al telegiornale. La inquadrano mentre bacia Sollecito, l'ultimo fidanzato di una lunga serie, una storiella da studenti in Erasmus. E ne fanno subito una maliarda, falsa e glaciale. Nessuno sa cosa si siano detti mentre si baciavano, ma si da per scontato che sia qualcosa del tipo "la faremo franca".
D'altronde, Amanda è una che è stata a letto con tanti ragazzi (ergo, puttana), che si fuma le canne (ergo, drogata), bella e fascinosa (ergo, sicuramente stronza). In più, non andava d'accordo con Mez, la studentessa che andava a dormire alle nove dopo un film con le amiche. Quindi, facendo due più due in perfetto stile italico, Amanda è sicuramente una poco di buono. Quindi, è una potenziale assassina.

Di Sollecito, presunto stupratore e complice in omicidio, quasi non frega nulla a nessuno. Amanda è Erika II, la ragazza bella e perfida che riesce a soggiogare il suo compagno fino a farne un omicida al suo fianco. Sollecito come Omar, più vittima che carnefice. No, la vera cattiva è lei.

Amanda ai tempi dell'arresto non parlava italiano. Ma questo si può omettere.
Non può essere usato come spiegazione al perchè avrebbe accusato Patrick Lumumba. No, perchè il suo è stato solo un maldestro tentativo di depistaggio. Di nuovo, come Erika.

Ora, io ho provato l'analfabetismo, quando ero in Germania e non parlavo una parola di tedesco. Ho provato ad immaginare che mi avessero fermato per l'omicidio di una mia coinquilina insieme al mio ragazzo, che mi avessero interrogato per 14 ore in una lingua sconosciuta, senza interprete, senza avvocato, senza cibo o acqua, senza poter andare in bagno, urlando, dicendomi che sono un'assassina e una bugiarda, minacciandomi di farmi finire in galera per il resto della vita, e sapere che il mio ragazzo sta passando la stessa cosa nella stanza accanto. Se taccio, mi autoaccuso. Se parlo, mi dicono che mento. Non so esprimermi, non conosco la lingua.
Io credo che ad un certo punto, ed è la storia stessa ad insegnarlo, la paura ti faccia confessare qualunque cosa.
Io credo che pur di salvarsi da una situazione di terrore, molti di noi sarebbero disposti a inchiodare il loro migliore amico.
Diciamocelo: non siamo tutti dei martiri. Non siamo tutti eroi. Non siamo tutti coraggiosi. 
Amanda non è stata coraggiosa. E' stata stupida, se volete. E' stata debole. Ha puntato un dito alla cieca pur di firmare una carta e andarsene.
Dopo che ha detto "Credo che mi sia sembrato che forse ho visto Patrick Lumumba" ecco che compare la deposizione. In una lingua ignota. "Firma qua e te ne torni a casa".

Amanda è stata scelta perchè era perfetta per essere incastrata nel ruolo della strega bionda che tanto piace ai nostri media. Lei ha chiamato i carabinieri. (Subito prima di chiamare il 112 ha chiamato la mamma per dirle che c'era qualcosa di strano, ma non gliene frega nulla a nessuno. Non significa niente.) Amanda chiama i carabinieri e già questo la rende sospetta. E poi guardatela: così bella, così disinvolta, così come tante coetanee un po' farfallona. Così incapace di spiegarsi.
E' tutto così cinematografico.

Non so se Amanda sia davvero innocente. Ma non so nemmeno se sia colpevole.
So solo che è stata passata al tritacarne molto prima che il processo iniziasse.
So che queste condanne mediatiche hanno già fatto a pezzi tanti innocenti.
So che è una di quelle persone la cui sorte è stata decisa già dal primo salottino di Bruno Vespa coi suoi dannati plastici.
So che è ora di finirla con questo modo di gestire gli omicidi.
So che sarà cinematografico, ma una ragazza è morta e non è un film.












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