giovedì 6 ottobre 2011

La versione di Steve

Ciao carissimi.
Stanotte, mentre spegnevo il pc alle venerabili ore 2:10 (dopo una fulminante seduta preparatoria ad un cartellone di laurea) mi vedo in anteprimissima mondiale l'aggiornamento su Corriere.it: E' morto Steve Jobs.

Non sono una tecnofan. Pensavo che non sarei mai nemmeno diventata una di quelli che tengono un blog. Figuriamoci se posseggo un ritrovato con la mela smangiucchiata sopra. Io, crociata anti-touch screen (sono sempre bisunti, e poi schiacci una cosa e puntualmente te ne partono altre quattro...nessuna delle quali è quella che ti interessava); io che non capirò mai come possa una persona investire 700 euro in un telefono delle cui milleduecento funzioni ce ne sono di veramente utili meno di dieci, soprattutto se dopo due mesi quel telefono va rivenduto per comprarsi la versione aggiornata. Mah. Fosse per me, quanto a tecnologia forse saremmo ancora fermi alle punte di selce. Massimo massimo alla ruota.

Da iGnorant dell'high-tech non è che sapessi vita, morte e miracoli di SJ. Ma avevo ben chiaro che quell'uomo era un genio, e che la capacità peculiare del suo genio era di guardare al futuro e renderlo tangibile, appetibile e acquistabile. Ha reso l'alta tecnologia parte delle nostre vite - da un punto di vista del marketing, si è inventato di sana pianta una nuova esigenza. Esigenza con la quale, piaccia o non piaccia, ci troviamo a dover fare i conti.
Insomma: non capivo quello che produceva, ma lo stimavo per come lo faceva.

Oggi ho sentito (ammetto: per la prima volta) il suo discorso agli studenti di Standford, freschi di laurea.

Anno 2005. Quella volta la crisi ci sembrava al culmine. Ignoravamo che il peggio dovesse ancora venire.
Noi VTC pensavamo al 2011 come ad un anno in cui saremmo stati prossimi alla laurea, magari già inseriti nel mondo del lavoro, con molte meno preoccupazioni di quando ci eravamo immatricolati.
E Jobs probabilmente pensava al 2011 come ad un anno che forse non avrebbe manco visto.

Ora, so che verrò tacciata di stucchevole banalità, ma penso che ogni VTC del pianeta dovrebbe sentirsi questo discorso. (E non solo i VTC).

Steve Jobs parla di come la formazione universitaria serva, ma non sia tutto. E molti oggi ancora si chiedono: perchè la mia laurea non serve a nulla? Ciò che fa la differenza non è un pezzo di carta.
Jobs dimostra come nozioni che apparentemente non hanno un'utilità pratica possano darti spunti impensabili, se le sai rigirare per il verso giusto.  - Quindi, letterati, sentitevi autorizzati a mandare a cagare il prossimo ingegnere che vi guarda con sufficienza.
SJ invita a imparare a guardare alle cose da più angolazioni, e di non temere di provare a risolverli per strade nuove. Ad agire quando gli altri ancora pensano. E quando gli altri iniziano a pensare come te, comincia a cambiare di nuovo. C'è del filosofico in tutto ciò.
Jobs sottolinea come sia importante osare e perseverare in ciò che si osa. Molti di noi si rassegnano a posti da commessa o da magazziniere prima ancora di mettersi in gioco.
Con la sua esperienza personale, mostra come un fallimento sia in realtà una grandissima occasione per reinventarsi. E questo servirebbe ricordarlo al mondo intero, vista la nostra situazione economico-politico-socio-ambientale. Da un po' di tempo credo che la crisi che stiamo vivendo possa essere anche una fantastica chance per radere al suolo quello che non va e inventare un mondo nuovo, con un'economia più giusta, una politica più consapevole, un maggiore rispetto per l'ambiente. Sarò un'utopista, ma mi va bene esserlo. Meglio utopisti che rassegnati.

Infine, Steve Jobs ha lasciato un messaggio fritto e rifritto, ma fondamentale: credere ai propri sogni, e crederci non solo passivamente. Scontato? Forse. Vi sembra facile credere ai propri sogni oggi?

Crederci è dura, ma almeno è gratis. Realizzare i sogni, purtroppo spesso gratis non è. Personalmente, solo per avere un'opportunità nell'ambito che sogno dovrei investire almeno 15.000 euro in un master. Beh, sapete che vi dico?
Che ho pianto mezz'ora quandi l'ho scoperto.
Dopo di che, mi sono lavata la faccia e sono tornata a farmi il culo sui libri.
Chi mi dice che non posso guadagnarli, quei soldi? Che la strada non sia sbarrata, ma solo più lunga? Che non mi si aprano in futuro finestre su altri settori, che magari ignoravo, e che scopro piacermi molto di più?
Sicuramente, piangendo e lamentandomi di quanto di merda vanno le cose non mi compariranno mai in tasca nemmeno venti centesimi, nè tantomeno il lavoro dei miei sogni.

Per cui, non ho potuto non sentirmi un pelino chiamata in causa dal motto del vecchio Steve: Stay hungry, stay foolish.
Spero solo di restare affamata e folle il più a lungo possibile.

BvonS




















martedì 4 ottobre 2011

Processi 1.a/ Ora che Amanda è stata assolta...

Ieri sera, un'ora prima della sentenza, mi sono messa al pc a scrivere un post sul perchè speravo nell'assoluzione di Amanda Knox. Ora, rileggendo il post mi rendo conto che nella mia foga ho dato forse un'impressione un po' superficiale del mio parere.
Francamente, cari, me ne infischio.

Adesso che a quanto pare qualcuno lassù condivideva i miei stessi dubbi (fondati anche, questo l'ho appena accennato, sui ragionevolissimi dubbi sulle procedure investigative), permettetemi di tirare tre o quattro somme.

1) Colpevoli in primo grado; assolti in appello. Qui, o qualcuno ha commesso un grosso errore in primo grado e ha fatto passare quattro anni di carcere a due innocenti, o qualcuno ha commesso un grosso errore ieri sera e ha lasciato a piede libero due assassini.
In ogni caso, qualcuno ha commesso un grosso errore.

2) Se Raffamanda sono innocenti, in primo grado c'è stata una tale incuria nelle indagini e nelle analisi da far ricadere la colpa di un brutale assassinio su due persone che non c'entravano nulla. Se Raffamanda sono colpevoli, dobbiamo ringraziare chi ha maneggiato le prove con cura tale da renderle inutili anche se fossero state inequivocabili per aver contribuito al rilascio di due mostri.
In ogni caso, c'è stata superficialità.

3) Se Amanda è davvero innocente, abbiamo fatto una figura escrementizia con gli USA. Se Amanda è colpevole, abbiamo fatto una figura escrementizia con l'UK.
Comunque sia, una figura di merda. Ma tanto ormai...

4) Ad ogni modo, la discrepanza delle sentenze dimostra quello che in Italia si è già visto un casino di volte. Che bisogna assolutamente trovare un colpevole, e trovarlo subito. Non importa se è il colpevole vero, l'importante è che ce ne sia uno.
Una volta individuato, va massacrato mediaticamente, etichettato dalla gente comune su blog e social network, triturato nei salottini bene della tv pomeridiana, spezzettato nelle ricostruzioni dei talk show serali. Perchè il sangue fa audience (meglio se in combo con il sesso: non dimenticate che gli italiani sono voyeur, dunque affamati di torbidi risvolti sessuali in qualunque macabra vicenda di cronaca...e se non ci sono, ce li si fa entrare, don't worry!).
Poi, magari, viene fuori che questo fantomatico mostro in realtà non c'entra niente.
L'ultimo della lunga lista, in ordine di tempo, è "zio Michele" Misseri. Mentre l'Italia intera si accaniva contro zio Michè, le assassine di Sarah se ne stavano beatamente a casa.
Idem se Raffamanda sono innocenti: chi ha dato una mano a Guedè a far fuori la povera Mez, negli ultimi quattro anni se ne è stato beatamente in spiagge, salotti di amici, ristoranti, stadi, tribune di concerti, discoteche, uffici postali, fiorerie, supermercati, autostrade, bus, treni.
Perchè avere qualcuno con cui prendersela adesso è meglio che aspettare un mese (tempi lunghi = inefficienza della giustizia) ed assicurarsi di starsela prendendo con la persona giusta.

Non so se Amanda sia davvero uno di questi mostri mediatici, ma il sospetto è forte.
Quello che so per certo, e lo ribadisco, è che i processi si fanno in tribunale, non in televisione.
La morbosità della cosiddetta "informazione", il cui confine con la speculazione e lo sciacallaggio si fa a volte veramente labile, oltrepassa sempre più spesso i sottili confini della decenza (quando non della legalità). Per ammazzare un'innocente, in fondo, può bastare un po' di gossip.







lunedì 3 ottobre 2011

Processi/1. Perchè spero che assolvano Amanda.

Ciao cari.
Manca un'ora alla lettura della sentenza sul processo Kercher, sentenza che ormai se ne starà lì, bella e sfornata sul banco della giuria riunita a consiglio, in attesa delle ultime pratiche che ne decreteranno l'ufficialità.
Una svolta nelle perizie del dna fa sì che la sfida accusa-difesa, stavolta, sia un po' come un derby Milan-Inter, elemento che fa la gioia di quei giornalisti provenienti da mezzo mondo assiepati in un cospicuo capannello fuori dal tribunale di Perugia. E non parlo solo di gioia dello scoop: già mi vedo i reporter americani con le sportine piene di cioccolato e di olio al tartufo.

Ma bando alle ciance e alle delizie della cucina umbra. Io, Bettonica von Scandella, sto dalla parte di quelli che non sono del tutto convinti che la bella biondina americana sia una specie di Crudelia deMon. E ci sto pure da non pochissimo tempo.

Tutto è cominciato in tempi non sospetti, quando da brava curiosona bètonega me ne sono andata a vedere cos'avessero mai avuto da dire questi americani, per difendere una loro giovane connazionale colpevole in modo così lampante (pareva) da avere praticamente già la testa nella ghigliottina. Incredibile: una volta tanto, mi sono trovata a dover ammettere che le "clamorose" controindagini facevano come minimo venire un paio di dubbi.
Primo, erano corredate da filmati. Secondo, quei filmati rimandavano ad immagini talmente aderenti con la solita carloneria di noi italiani nel fare le cose, che la mia onestà intellettuale mi impediva di archiviare il tutto come "le solite balle".

Successivamente, ho iniziato a notare come Amanda Knox sia stata giudicata colpevole molto prima della prima udienza.
Il magistrato a dare la sentenza è stato, come al solito, l'Informazione.
Pensateci. Siamo davanti ad una bella ragazza americana, piuttosto spregiudicata, una che buca lo schermo fin dalle prime immagini al telegiornale. La inquadrano mentre bacia Sollecito, l'ultimo fidanzato di una lunga serie, una storiella da studenti in Erasmus. E ne fanno subito una maliarda, falsa e glaciale. Nessuno sa cosa si siano detti mentre si baciavano, ma si da per scontato che sia qualcosa del tipo "la faremo franca".
D'altronde, Amanda è una che è stata a letto con tanti ragazzi (ergo, puttana), che si fuma le canne (ergo, drogata), bella e fascinosa (ergo, sicuramente stronza). In più, non andava d'accordo con Mez, la studentessa che andava a dormire alle nove dopo un film con le amiche. Quindi, facendo due più due in perfetto stile italico, Amanda è sicuramente una poco di buono. Quindi, è una potenziale assassina.

Di Sollecito, presunto stupratore e complice in omicidio, quasi non frega nulla a nessuno. Amanda è Erika II, la ragazza bella e perfida che riesce a soggiogare il suo compagno fino a farne un omicida al suo fianco. Sollecito come Omar, più vittima che carnefice. No, la vera cattiva è lei.

Amanda ai tempi dell'arresto non parlava italiano. Ma questo si può omettere.
Non può essere usato come spiegazione al perchè avrebbe accusato Patrick Lumumba. No, perchè il suo è stato solo un maldestro tentativo di depistaggio. Di nuovo, come Erika.

Ora, io ho provato l'analfabetismo, quando ero in Germania e non parlavo una parola di tedesco. Ho provato ad immaginare che mi avessero fermato per l'omicidio di una mia coinquilina insieme al mio ragazzo, che mi avessero interrogato per 14 ore in una lingua sconosciuta, senza interprete, senza avvocato, senza cibo o acqua, senza poter andare in bagno, urlando, dicendomi che sono un'assassina e una bugiarda, minacciandomi di farmi finire in galera per il resto della vita, e sapere che il mio ragazzo sta passando la stessa cosa nella stanza accanto. Se taccio, mi autoaccuso. Se parlo, mi dicono che mento. Non so esprimermi, non conosco la lingua.
Io credo che ad un certo punto, ed è la storia stessa ad insegnarlo, la paura ti faccia confessare qualunque cosa.
Io credo che pur di salvarsi da una situazione di terrore, molti di noi sarebbero disposti a inchiodare il loro migliore amico.
Diciamocelo: non siamo tutti dei martiri. Non siamo tutti eroi. Non siamo tutti coraggiosi. 
Amanda non è stata coraggiosa. E' stata stupida, se volete. E' stata debole. Ha puntato un dito alla cieca pur di firmare una carta e andarsene.
Dopo che ha detto "Credo che mi sia sembrato che forse ho visto Patrick Lumumba" ecco che compare la deposizione. In una lingua ignota. "Firma qua e te ne torni a casa".

Amanda è stata scelta perchè era perfetta per essere incastrata nel ruolo della strega bionda che tanto piace ai nostri media. Lei ha chiamato i carabinieri. (Subito prima di chiamare il 112 ha chiamato la mamma per dirle che c'era qualcosa di strano, ma non gliene frega nulla a nessuno. Non significa niente.) Amanda chiama i carabinieri e già questo la rende sospetta. E poi guardatela: così bella, così disinvolta, così come tante coetanee un po' farfallona. Così incapace di spiegarsi.
E' tutto così cinematografico.

Non so se Amanda sia davvero innocente. Ma non so nemmeno se sia colpevole.
So solo che è stata passata al tritacarne molto prima che il processo iniziasse.
So che queste condanne mediatiche hanno già fatto a pezzi tanti innocenti.
So che è una di quelle persone la cui sorte è stata decisa già dal primo salottino di Bruno Vespa coi suoi dannati plastici.
So che è ora di finirla con questo modo di gestire gli omicidi.
So che sarà cinematografico, ma una ragazza è morta e non è un film.












sabato 1 ottobre 2011

La triste favola della Povera Nicole (e del suo cattivo gusto per le T-shirt)

Ciao cari.
Prendo spunto per un po' di sano VTC-pensiero da un paio di brevi interventi di gente qualunque su web e giornali.

Il primo è un commento sul celeberrimo blog "I segreti della casta di Montecitorio". L'articolo parla della t-shirt ironica (?) di Nicole Minetti e di come la trovata della ragazza, che voleva forse sdrammatizzare un po' sulla propria situazione, sia risultata fantasmagoricamente squallida.
Orbene, un lettore sostiene che quanti hanno dato prova di ira funesta e lingua biforcuta ai danni della Povera Nicole, dovrebbero invece pensare a cosa avrebbero fatto loro, se a 23 anni fossero stati loro offerti lusso, festini e un posto fisso in cambio di un paio di stripteases (come a dire: non ditemi che avreste detto di no!). Invita poi le sopra citate persone, le quali a dir suo "si permettono di giudicare", a scagliare la prima pietra se prorpio si sentono senza peccato.

Il secondo spunto è una lettera a Beppe Severgnini, sulla sua rubrica che il mitico Bsev tiene sul settimanale del Corriere della Sera. 
Una lettrice (!) scrive di come abbia trovato assolutamente fuori luogo il massacro mediatico della Povera Nicole, che invece meriterebbe plauso per la sapiente autoironia dimostrata nel farsi vedere in giro per milano con una maglietta con scritto che senza starebbe meglio ancora.

Scriverò come VTC, prima ancora che come donna. Partendo dal commmento nr.1.
Ora, io ho esattamente 23 anni (...anche se l'età di una signora non si dovrebbe dire). Ventitrè anni, come la Povera Nicole quando Silvio B. le ha promesso un posticino in regione in cambio di un paio di esibizioni di zinne e una fugace palpatina. In fin dei conti, la Povera Nicole era una sorta di VTC, potenziata con il dono di essere un gran pezzo di figliuola: e perchè allora dire di no, sostiente il l'autore del commento (aggiungo: evidentemente maschio), al turarsi il naso per dieci minuti e lasciarsi mettere le mani addosso da un vecchio bavoso, se ciò valeva l'uscita sempiterna dalla miserrima condizione di VTC?
Ebbene, caro amico, lascia che la Betty ti riveli una insospettabile verità.
Noi VTC femmine, spesso e volentieri, abbiamo un difetto; un difettino schifoso che ci rende antipatiche, frigide, stronzette radical-chic con la puzza sotto il naso. Questo deprecabile vizio comportamentale si chiama senso della dignità. E' tutta colpa sua se molte di noi preferiscono fare le cassiere acculturate piuttosto che le zoccole istituzionali / aziendali con i glutei scolpiti adagiati su qualche redditizia poltroncina.
Invece, molte altre (e altri) rifiutano raccomandazioni magari meritatissime a causa di un altro insopportabile vizio: l'essere onesti. Che brutta cosa, vero? Pensa a quante carriere buttate nel cesso solo perchè una vocina dentro ti dice che imbrogliare è sbagliato!
L'ultimo e particolarmente odioso difetto del VTC medio è quell'antiquato senso del pudore. Non so se mi spiego...è quel sentimento che ti fa passare la voglia di farti vedere in giro dopo che un'intera nazione, inclusa tua nonna, sa che ti sei fatta mettere un crocifisso tra le tette da tre disgustosi ultrasettantenni arrapati in cambio di un lavoro che non sai fare, ma per il quale sei ben retribuita. Noi ce l'abbiamo ancora in molti. E meno male che il vintage sta tornando di moda.

 E passiamo al commento numero due. Signora cara, ma lei come fa a difendere una che fa dell'ironia sulla situazione di cui sopra? Ma si rende conto che la Povera Nicole ha più di una denuncia sul groppone, una reputazione sbriciolata e una nomea della quale nessuna donna andrebbe fiera (tranne forse Brigitta Bulgari)? In altre parole: ma la Povera Nicole, 'cazzo ride????

Il punto è questo, signore e signori.
La Povera Nicole era una VTC con la laurea, un gran fisico e qualche precedente in TV. Un curriculum del genere dovrebbe essere l'ideale per diventare una valletta da prima serata...invece sta diventando il miglior lasciapassare per fare carriera in politica.
Meglio se abbinato ad un master in compiacimento di vecchi papponi.

Come potete facilmente intuire,qualcosa non quadra. 

Ma non temete, il VTC medio si oppone a questi perversi meccanismi, tiene le mutande al loro posto e va avanti a testa alta verso una brillante carriera di precariato.
Spiantato, ma con la sua bella dignità in scarsella.
La dignità non gli servirà a molto nella vita. Ma che volete fare, lui ci è affezionato.

Baci baci
BvonS